I personaggi: Nero Wolfe

NERO WOLFE (Francesco Pannofino)

È pigro, avido, egocentrico, infantile, misogino, fobico, maniacalmente legato alle abitudini, fastidiosamente sarcastico. Ed è un genio. Detesta tutto ciò che si muove, non stringe mani, non si alza davanti alle signore. Contrario a ogni attività fisica, delega ad Archie Goodwin, il suo assistente, le indagini sul campo. Archie va, vede, raccoglie indizi e testimonianze, riferisce. Il Genio ascolta e distilla il quid, il rapporto tra gli eventi che a tutti è sfuggito. Una volta messo in moto il cervello, pretende la massima libertà di azione e poco importa se si crea un conflitto con la polizia, e in particolare con il capo della squadra omicidi, il commissario Graziani. Che talvolta Wolfe tiene all’oscuro di ciò che fa, che talvolta inganna e strumentalizza. Ma è sempre e solo per arrivare alla soluzione finale del caso.
Un po’ come i misteri su cui indaga, Wolfe va decifrato. Ciò che appare, l’immagine che proietta di sé, non corrisponde alla sua realtà profonda. Wolfe ha scelto l’antipatia e l’ha coltivata con dedizione pari a quella che riserva alle orchidee o al buon cibo. Costruendosi intorno una fortezza fatta di manie, di fobie, di idiosincrasie. si è protetto dal mondo. Archie Goodwin, che lo conosce bene, sa cosa si cela sotto la corazza: un animo in fondo tenero, capace di commuoversi di fronte alla delicata bellezza di un fiore o di mettere il proprio talento al gratuito servizio di chi non ha voce per far trionfare la giustizia.
La mente di Wolfe è un microscopio, un bisturi, una macchina della verità perennemente in funzione. Mette in evidenza i dettagli più minuti, penetra alla ricerca della patologia, svela menzogne, rischiara ombre, scosta il velo che nasconde i più riposti segreti. Una tale capacità di analisi non è (solo) un dono, è una condanna. Wolfe per primo deve difendersi limitando al minimo i contatti con il prossimo. Troppa gente, troppe parole, troppo rumore saturerebbero e infine spegnerebbero il suo prodigioso acume. Meglio applicare uno strumento così sensibile alle sole esigenze dell’indagine, meglio scandagliare l’animo dei colpevoli piuttosto che svelare le colpe degli innocenti.

Come è?

- dall’aspetto imponente e pesante, infinitamente pigro, non si muove mai da casa (se lo fa è un evento eccezionale) perché è sicuro di non perdersi nulla di interessante;
- è un raffinato conoscitore delle cose mondane, ha una passione sconfinata per la cucina internazionale e per la cura delle orchidee che pratica con cadenza ossessivamente regolare;
- la sua fama è mondiale;
- è vanitoso oltre ogni possibile limite;
- è antipatico e non se ne preoccupa affatto;
- è acuto fino alla cattiveria, non risparmia frecciate al prossimo;
- diffida del genere femminile, di cui però conosce alla perfezione la fine psicologia e le modalità di comportamento;
- ha una sensibilità nascosta che talvolta lo porta a prendere le parti dei più deboli;
- ha totale disprezzo per il denaro, ma lo stile di vita raffinato ed esclusivo gli impone di guadagnarne moltissimo.

Cosa dicono di lui?

Archie Goodwin: lo reputa arrogante, infantile ed egoista, ma ne ammira l’enorme talento investigativo e si fida totalmente di lui. Nei loro abituali battibecchi si coglie il suo affetto verso quell’indisponente montagna arcigna di Wolfe: senza di lui sarebbe perso.
Rosa Petrini: non lo ha ancora capito del tutto; sa che non sopporta le donne, ma non ne è impaurita; pensa sia un’ottima fonte di scambio di informazioni; tra i due si instaura una tacita relazione di rispetto e stima.
La Polizia: pensa sia un male (un investigatore che risolve casi di loro competenza, talvolta segnala inefficienze che sarebbe meglio nascondere) necessario (finiscono per affidarsi spesso e volentieri alle sue intuizioni).

Nero Wolfe: la serie

 

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